A fine gennaio 2025 uno studio guidato da alcuni ricercatori dell’università Milano Bicocca, in collaborazione con l’Inaf, pubblicato su Nature Astronomy, ha rivelato le prime immagini della “ragnatela cosmica” che struttura l’Universo di cui anche noi siamo parte.
Astronomi e cosmologi non nutrono dubbi sull’esistenza dalla materia oscura che costituisce circa il 90% della materia esistente. Prima di ottenere i recenti risultati ci si è basati su simulazioni, considerando che la forza di gravità modifica la distribuzione della materia oscura intrecciando filamenti che costituiscono un’intensa trama. Il Muse (Multi-Unit Spectroscopic Explorer), uno spettrografo installato presso un noto osservatorio astronomico del Cile, è riuscito a catturare il debole bagliore dei gas che compongono questi filamenti e a restituire un’immagine fedele di una struttura cosmica risalente a quando l’universo aveva soltanto due milioni di anni, rilevazione che con i precedenti strumenti non era stata possibile.
Il 19 marzo nel corso di un incontro tenutosi presso l’American Physical Society in California sono stati presentati alcuni dati rilevati tramite il Dark Energy Spectroscopic Instrument (DESI), ancora in fase di revisione, che confermano che l’energia oscura (che non è la materia oscura) è progressivamente diminuita nel corso di miliari di anni. Altra scoperta epocale!
L’epistemologia scientifica ci suggerisce che la realtà non è soltanto ciò che vediamo ma anche, e soprattutto, ciò che possiamo misurare e modellare in maniera coerente. Questa considerazione dischiude a un interessante parallelo con il pensiero kantiano: come la percezione del mondo è mediata dalle strutture mentali, così la percezione dell’universo è mediata dagli strumenti, tecnologici e concettuali, di cui disponiamo.
Se un tempo la cosmologia intersecava religione e filosofia, oggi si fonda su un dialogo intenso e incessante tra dati rilevati e modelli teorici. Potremmo considerare la scienza, pertanto, non solo come un nucleo di teorie, nozioni, evidenze in costante evoluzione ma anche come una narrazione sempre in progresso, un ponte tra il pensabile e l’inimmaginabile, il visibile e l’invisibile.
Marco Sanavio, direttore #CubeLive