Essere giovani oggi tra stereotipi, desideri e realtà

Il 9 novembre 2018, presso il Campus IUSVE di Mestre', c'è stata la cerimonia di Inagugurazione dell'Anno Accademico 2018-2019, un pomeriggio intenso di spunti e contenuti moderato dalla prof. Angela Schinella del Dipartimento di psicologia, che ha visto la partecipazione di 440 persone.. Il tema dell’evento, “Essere giovani oggi tra stereotipi, desideri e realtà…” ha inteso riprendere e concludere un ciclo biennale di riflessione dello IUSVE focalizzato sui giovani.
Il pomeriggio è stato aperto dal saluto del Presidente dello IUSVE, don Igino Biffi, Superiore dell’Ispettoria “San Marco” dell’Italia Nord Est (INE), cui è seguita la relazione sull’attività accademica dell’anno 2017-2018 tenuta dal preside Arduino Salatin.

La parte principale dei lavori si è concentrata sul tema “Essere giovani oggi tra stereotipi, desideri e realtà…” realizzata attraverso un dialogo a più voci tra studenti e due esperti di rilevanza nazionale: il prof. Carlo Buzzi, sociologo e profondo conoscitore dell’universo giovanile italiano e don Rossano Sala, docente di pastorale giovanile presso l’Università pontificia salesiana di Roma e Segretario speciale del Sinodo dei vescovi. La scelta dei due relatori è stata infatti collegata alla concomitante conclusione del Sinodo dei vescovi dedicato a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Tre studenti (Alberto Buratto del 3° anno di STC, Tecla Fabris  del 2° anno di mPSE e Giorgia Foradori del 3° anno di PED) hanno posto inizialmente le seguenti domande ai due relatori.

  • se guardiamo alla realtà italiana il processo di ricambio generazionale è lento e di conseguenza lo è l’introduzione dei giovani nel mondo del lavoro. La mia percezione è che ci sia una specie di forza che vuole bloccare l’innovazione che i giovani potrebbero essere in grado di portare. Nel film “La meglio gioventù” avviene un dialogo molto interessante tra un docente universitario e lo studente, dove lo stesso docente consiglia al ragazzo di scappare da qui perché l’Italia ormai è da distruggere, è un paese popolato da adulti-dinosauri perché fermi al piccolo mondo che li circonda e paurosi di perdere il loro posto. Il film è del 2003 ma il tema resta attuale. Quindi ci chiediamo se è avvenuto il tempo di cambiare punto di vista, rinnovare il rapporto tra giovani e lavoro dove non è il giovane ad adattarsi, ma il lavoro.
  • Si parla molto di giovani, ma spesso è soltanto un monologo tenuto dagli adulti. Quello che traspare poi da questi è una sintesi triste e pessimista della condizione economica giovanile, che altro non è che il frutto della società adulta. Oltre l'Università che ha un ruolo importante nell’aiutare il giovane ad inserirsi all’interno del mondo lavorativo ma che dovrebbe essere l’ultimo passaggio di un percorso, quali altri ambienti devono essere individuati come d’aiuto per il giovane? La famiglia, l’educazione, la religione non dovrebbero contribuire anch’esse alla formazione lavorativa dei giovani e proteggerli da un isolamento economico?
  • Di fronte ad una proposta lavorativa che si discosta molto dal mio percorso di studi, quali possono essere i criteri per capire se sia opportuno o meno accettarla, ovvero se la flessibilità che mi è richiesta può sempre e comunque aiutarmi a crescere, o se essa mi costringe a cedere sul mio desiderio, allontanandomi dal mio progetto di vita?
  • Nella società di oggi in cui il periodo dell’adolescenza si è dilatato e vengono a mancare i netti criteri di un tempo per definire il passaggio all’età adulta (lavoro fisso, uscita di casa, matrimonio…) quale potrebbe essere un criterio valido per cui un giovane venga considerato adulto e quindi in grado di assumersi responsabilità?
  • La condizione riguardo la fertilità in Italia è abbastanza “tragica”, gli indici parlano chiaro: la popolazione italiana fa sempre meno figli e parallelamente aumenta l’età media della prima gravidanza. Questo aspetto mi ha da sempre fatto pensare e soffrire, perché oggi è difficile essere genitori giovani. Siamo immersi in un contesto sociale instabile, in continuo mutamento, con situazioni lavorative -e di conseguenza economiche- difficili e con poca, troppo poca, sensibilità da parte della società nei confronti di questa importante tematica. Madri che hanno scarse tutele lavorative (d’altro canto i datori di lavoro che garanzie hanno da parte dello Stato?) e padri sempre più assenti e impegnati nel lavoro per far fronte al mantenimento della famiglia. Mi chiedo dunque: come si fa essere madri e padri giovani, a costruire un proprio nucleo familiare in una condizione difficile e precaria? E gli adulti si rendono contro di queste difficoltà che noi viviamo? Ne danno o meno importanza?
  • Cosa si aspettano gli adulti dai giovani? Essi vengono investiti e sovraccaricati di aspettative...” i giovani sono il futuro della società”, si dice spesso, ma al contempo si sentono anche frasi come “i giovani di oggi non fanno nulla”; mi chiedo dunque quali siano esattamente le aspettative che glia adulti hanno nei nostri confronti, e se pensano che ci siano le condizioni, a livello societario, perché una persona possa davvero fiorire con le proprie capacità, originalità e autenticità, anziché apparenza e bellezza estetica

Il prof. Buzzi ha ripercorso criticamente le “narrazioni” di cui sono oggetto i giovani oggi ribaltando, in base ai dati disponibili sul piano statistico e demografico, molti luoghi comuni oggi prevalenti, mostrando anche le interpretazioni unidimensionali spesso utilizzate, come ad esempio quelle della “generazione Z” o della “prima generazione incredula”. Inoltre egli ha delineato uno scenario molto preoccupante che conferma lo scarso interesse reale che le attuali generazioni adulte (con le loro scelte politiche) hanno verso “i giovani”.

Don Sala ha sottolineato il ruolo positivo dei giovani nella società e nella chiesa, con particolare riferimento alle conclusioni del Sinodo dei Vescovi, in cui i giovani presenti hanno contribuito a rovesciare alcune impostazioni iniziali contenute nel documento base (instrumentum laboris) stilato dagli esperti, proponendo una lettura più aperta alla dimensione comunitaria e profetica della chiesa stessa e in una prospettiva autenticamente globale di speranza e giustizia.

I relatori hanno poi risposto ad alcune osservazioni dei tre giovani studenti, in particolare per quanto riguarda le prospettive di futuro e di cambiamento possibile, suscitando forte attenzione sia da parte degli studenti presenti che da parte degli altri invitati.

L’evento si è concluso con la premiazione degli studenti più meritevoli e la proclamazione del nuovo anno accademico.

Intervento del prof. Carlo Buzzi

Intervento di don Rossano Sala

Relazione annuale del Preside IUSVE

 

 

 

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