Numero 5 - Luglio 2015

Questo numero della rivista è oltremodo eterogeneo ma, si sa, ora si parla di contesti eterogenei, e non solo in contesti cosiddetti multiculturali.

Ciò si nota anche nelle modalità di esposizione degli articoli qui presentati che denotano stili di scrittura diversi, in rapporto allo specifico ambito culturale e di ricerca.
D’altra parte questa rivista si è posta il compito (e anche il rischio) di affiancare modi, contesti, mentalità e sfondi culturali differenti. Si può allora usare una metafora algebrica (ah! gli Arabi, quanto sono stati utili per l’Occidente cristiano) al fine di tentare una, sia pur differenziata, classificazione: c’è il binomio musicale (Lucilli
e Marchetta), il binomio psicologico (Garzara et al. e Fontana), il binomio giuridico e/o psicogiuridico (Monzani – Marcon e Crocetta – Turco) ed il contributo pedagogico (Vecchiet).
Gli articoli di Giuseppe Lucilli e Vittorio Marchetta, dottori di ricerca in Comunicazione Multimediale, esplorano alcuni temi di grande interesse per il pubblico degli educatori: il rapporto uomo-macchina, in particolare con lo strumento musicale, e le implicazioni pedagogiche e didattiche del Sound Design.

Nel primo contributo si fa un excursus approfondito e fondativo di tale rapporto, non escludendo la dimensione utopica della musica per concludere con una originalissima affermazione, tutt’ora di grande attualità sociale, culturale ed educativa: «La percezione continua del limite, percezione veicolata dalla natura dello strumento musicale e la sua traduzione in consapevolezza mantiene l’individuo sufficientemente lontano dall’esonerarsi totalmente da se stesso, come invece avviene nel contesto degli attuali apparati tecnici».

Il secondo contributo esplora le potenzialità della multimodalità dell’esperienza musicale e intende tratteggiare/delineare i contorni di un possibile Sound Educator, quale intermediatore del ‘fuori’
e del ‘dentro’ la scuola offrendo anche alcune suggestioni per una rinnovata didattica musicale che, nella proposta di Vittorio Marchetta, si fonde con la semiotica e la sociosemiotica, in una prospettiva di una multiliteracy e di una multieducation.

Umberto Fontana, professore emerito salesiano di Psicologia dinamica e proiettiva, ci offre un contributo su cui meditare: esplora le caratteristiche che dovrebbe avere chi si prefigge di esercitare una professione di aiuto e, soprattutto, i rischi cui va incontro. Egli avverte, con rispettosa saggezza, come tale scelta sia il processo di una riflessione oculata: non basta la motivazione a seguire una spinta interiore o l’entusiasmo, occorre una equilibrata struttura di personalità, un tirocinio adeguato e una continua esegesi del sé.
Il contributo di Fabio Garzara, Giovanni Marchioro, Fabio
Benatti e Nicola Giacopini pone l’accento sul tema emergente dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) con una ricerca psicodiagnostica che focalizza gli aspetti di personalità di un gruppo etnico specifico tramite la somministrazione di una batteria di test proeittivi. Ne risulta una interessante sinergia tra la prospettiva educativa e psicologica cosicché si è configurata una proposta operativa utile a chi lavora sul campo.

Il contributo di Marco Monzani e Giulia Marcon si presenta con un tema estremamente interessante: l’analisi della menzogna nei contesti scientifici clinici e giuridici. Si tratta di una disamina che, oltre a concentrarsi su alcune situazioni che rappresentano l’ambito professionale degli autori, scuote il lettore attento ed oculato perché si possono ravvisare collegamenti anche con la vita quotidiana di ciascuno e quindi il tema non risulta emarginato a ‘certi’ contesti. In particolare, il rapporto tra verità e conoscenza mostra tutta la sua instabilità e problematicità conducendo il discorso sul terreno di un disincantato realismo.


Christian Crocetta e Cristiana Turco, nel loro contributo, riprendono il termine Ohana, di tradizione polinesiana, partendo da una
frase tratta da un lungometraggio della Disney: «Ohana vuol dire famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato». Lungo questa presa di posizione gli autori esplorano le implicazioni educative e sociogiuridiche dell’affido familiare e
i possibili contesti di accoglienza all’esterno degli usuali ambiti educativi, focalizzandosi sulle relative responsabilità genitoriali,
in caso di affido del minore. Sono temi di estrema delicatezza che contraddistinguono le diverse situazioni dell’affido etero-familiare, così pure i suoi limiti e le sue difficoltà, le quali richiedono
una sinergia degli attori e delle professionalità coinvolte nel procedimento e nell’esperienza di affido.


Cristian Vecchiet offre uno spaccato attento, documentato e scrupoloso del paradigma pedagogico di S. Ignazio di Loyola,
non trascurando gli apporti biografici e storici di Ignazio e della Compagnia di Gesù, per illustrare nella seconda parte del contributo la famosa Ratio Studiorum. Si tratta di un panorama che offre
al lettore molteplici linee di riflessione e si capisce come certe teorizzazioni contemporanee sulla esegesi del sé siano debitrici della riflessione ignaziana. Ben vengano questi importanti apporti che sottolineano l’importanza di studiare la tradizione.


A conclusione di questo editoriale, riprendendo la connotazione di eterogeneità con cui si è iniziato, si ritiene che anche i non esperti dei settori cui si riferiscono gli articoli riportati possano imparare da un accostamento ad essi, e quindi... buona lettura!