Numero 3 - Luglio 2014

La dimensione della sostenibilità, a partire dal Rapporto Burtland del 1987 (Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo) sino alle decisive affermazioni del Wuppertal Institut, è diventata un segnale di futuro per l’umanità: volenti o nolenti ognuno di noi, singole persone, istituzioni, organismi internazionali, movimenti di opinione, dovrà confrontarsi con essa.
A sua volta, L’EXPO 2015, dedicato al tema Nutrire il pianeta. Energia per la vita, rappresenta per l’Italia un appuntamento di grande significato dal punto di vista non solo economico, di rilevanza sociale e culturale, collocandosi lungo questa direzione.
Per questo motivo al Convegno annuale 2014 dello IUSVE, si è scelto di privilegiare tale tema, che si è declinato nel titolo: Abitare il futuro. Nuove prospettive per uno sviluppo equo e sostenibile.

Lo IUSVE, in coerenza con il proprio progetto culturale, ritiene che tale occasione sia proficua anche per offrire ai propri studenti, ai propri docenti e alle comunità del Nordest un momento
di riflessione e confronto sui nuovi paradigmi dello ‘sviluppo umano’. Del resto è la stessa Congregazione Salesiana a ribadire che l’ambito universitario risponde ad un compito ed impegno ecclesiale: la Chiesa, ‘esperta in umanità’, va incontro all’uomo e alla donna attraverso l’Università per dare spazio ad un dialogo culturale, scientifico, tecnico, educativo e professionale che promuova la dignità della persona umana, la solidarietà, la giustizia e lo sviluppo equo. Come ha affermato il preside dello IUSVE Arduino Salatin, nella presentazione al convegno, si tratta di un lavoro di educazione in profondità, promuovendo una sorta di «coralità maieutica», citando Danilo Dolci.

Partendo da questo quadro di riferimento, i temi della ‘sostenibilità’e dello ‘sviluppo equo’vanno intesi come equilibrio/armonia tra la persona (con i suoi diritti e doveri), la società e la cultura di riferimento, con le altre società e culture (multiculturalismo/cooperazione) e con l’ambiente naturale (dimensione ecologica).

In tale prospettiva, il convegno Abitare il futuro. Nuove prospettive per uno sviluppo equo e sostenibile intende discutere nella sua sessione plenaria alcuni nodi fondativi di un nuovo possibile scenario economico (positive economy), in cui le istanze antropologiche, educative e sociali ispirate al rispetto della persona e della natura siano assunte come basi a servizio del futuro delle giovani generazioni. Dice la versione italiana del Wuppertal Institut (edito dalla Emi di Bologna) che: «una persona è ricca nel numero di cose che può concedersi di lasciar stare». Questa affermazione ha numerose implicazioni ed apre ad orizzonti culturali, etici, politici, economici e comportamentali non indifferenti.


In sede IUSVE, l’intento è stato quello di rintracciare, a livello dei tre Dipartimenti (Comunicazione, Pedagogia, Psicologia) di cui è composto l’Istituto, le ripercussioni e
le risonanze che tale problematica ha sull’attività didattica, formativa e di ricerca dei tre Dipartimenti, declinandola nei vari contesti di testimonianza e di intervento. Senza voler essere ovviamente esaustivi, tale impostazione si deduce dalle comunicazioni del mattino e dai gruppi di lavoro che si sono svolti al pomeriggio, con folta partecipazione degli studenti IUSVE.
 Si tracciano qui alcuni nuclei di riflessione e di azione che sono emersi nel corso dei lavori del convegno, rinviando il lettore ai testi completi presenti in questo numero di IUSVEducation.

L’intervento di Letizia Moratti, ‘Economia positiva’. Nuovo sviluppo per le generazioni future, ha tracciato una panoramica delle iniziative in atto, a livello europeo, per ciò che concerne la ricerca e l’implementazione di innovativi percorsi di produzione e di creazione della ricchezza. In un contesto di diverso modello di sviluppo economico denominato, appunto, «economia positiva» o «economia sociale di mercato», in cui vengono coinvolti i singoli Stati, le imprese, la finanza e il cosiddetto Terzo settore. Nuovi paradigmi emergono in tali proposte: la revisione degli indicatori di sviluppo, il concetto di lungo periodo, la prassi del microcredito che favorisce la coesione sociale, una visione degli investimenti che si preoccupa del loro impatto sul territorio e sulle comunità. Tutto ciò diventa esempio fattivo e reale se a livello degli organismi europei e nazionali ci sono progetti e condizioni legislative che permettono questo tipo di azioni e allo stesso tempo promuovono una cultura del bene comune, che poi non è altro che una rinnovata dimensione della cittadinanza. Viene citata, insieme ad altri riferimenti, la Dichiarazione di Strasburgo e il lavoro della Task Force del G8, ma soprattutto si sottolinea come tale via possa essere una risposta equa e sostenibile alle sfide della crisi attuale, finanziaria e non solo tale. Ciò implica una sensibilità diversa a livello di impresa (imprese profit e imprese con finalità sociali) e una riscoperta del valore del lavoro, al servizio dell’uomo e della collettività in cui non viene escluso il guadagno, legittimo, ma questo viene valutato e soppesato in rapporto ad altre variabili, come i risultati del processo e dell’azione intrapresa e un’incidenza sociale di ampio respiro.
Gli interventi relativi agli sguardi disciplinari dei tre Dipartimenti dello IUSVE si sono succeduti alla relazione della Keynote speaker, ben coordinati dalla giornalista RAI Maria Pia Zorzi, e hanno fornito ulteriori approfondimenti, secondo la propria prospettiva interpretativa.
 Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa dello Studio APS di Milano, nella sua puntuale riflessione dal titolo Quale psicologia per una vita equa e sostenibile, all’inizio espone alcune considerazioni su che tipo di risposte gli aggettivi ‘equo’e ‘sostenibile’tendono a produrre nell’esercizio della complessa e variegata vita contemporanea. La relatrice fa emergere gli aspetti contraddittori e dialettici che la caratterizzano: risorse e vincoli sono sempre più interconnessi, insicurezze ed esigenze di rassicurazione sono in parallelo, benessere e malessere si intrecciano, sia a livello individuale che a livello collettivo, come viene evidenziato in alcuni esempi riportati
e tratti dall’esperienza professionale. In tali contesti i contributi della psicologia possono essere molteplici, indirizzati alla ricerca e alla formazione a livello istituzionale e alla pratica terapeutica. Tuttavia, accanto ai risultati positivi cui si è pervenuti grazie all’espandersi delle conoscenze psicologiche, alcuni dubbi esistono e si sintetizzano nella domanda: «la psicologia ha contribuito a costruire contesti sociali di vita equa e sostenibile?». Rispetto alle fratture esistenti, ecco allora la proposta: la necessità di ricomporre, gradualmente e in modo pertinente e sostenibile (perché le consapevolezze culturali sono lente da acquisire) le varie parti di un evento, di un processo,
per dare vita a nuove rappresentazioni e criteri interpretativi che tengano conto del contesto, presente e passato, in cui si è verificato l’evento. Una collaborazione fra esperti che si traduce in elaborazioni dialogate.


Roberto Albarea, dello IUSVE e dell’Università di Udine, nella sua esposizione (Sostenibilità in educazione: uno stile personale ed educativo) ha affermato come la sostenibilità sia un criterio e una dimensione trasversale, che si applica sia al concetto di sviluppo sostenibile sia a quello di società sostenibile, declinandosi nella sostenibilità interiore ed esteriore. Citando Papa Francesco, il relatore sottolinea come il discernimento, derivato dalla pratica ignaziana, sia un esempio di sostenibilità interiore ed esteriore: «non essere ristretti dallo spazio più grande, ma essere in grado di stare nello spazio più ristretto». Accanto al paradigma della complessità, nato nell’alveo della Modernità, la sostenibilità emerge come paradigma della postmodernità, o Late Modernity. Ambedue tali paradigmi sono intimamente connessi perché, se si vuole una possibilità di futuro per tutti, gli eventi complessi della contemporaneità vanno interpretati e gestiti secondo una visione sostenibile, la quale sottolinea la potenzialità dei limiti. Da qui le caratteristiche della relazione educativa, interpersonale e comunicativa che apre a margini di autonomia autoregolati e porta ad una educazione alle scelte e alla attenta considerazione delle conseguenze degli atti che si compiono, anche quotidianamente, nella vita di ciascuno. L’intervento si è concluso con
la elencazione particolareggiata delle componenti o qualità che sostanziano uno stile educativo personale sostenibile. Francesco Pira, docente dello IUSVE, nel suo intervento Comunicazione e sviluppo sostenibile, ha affermato come la comunicazione sia il fondamento dell’agire sociale, e quindi rechi con sé responsabilità profondamente educative. Ma la comunicazione ambientale, al pari di altri ambiti di comunicazione, di carattere sociale e non solo, sta scontando attualmente il limite della mancanza di una visione strategica e di una conseguente incapacità di dare vita ad un percorso coerente, creando così percezioni contraddittorie. Da qui la necessità di rendere operativo il diritto all’informazione ambientale inserendosi in quella trasformazione della relazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini che porta alla maturazione e all’esercizio
di cittadinanza attiva. Essa implica, ovviamente, una attenta considerazione del linguaggio e l’uso di tecnologie che garantiscano approcci comunicativi migliori, ma non ci si può fermare a questo. Ci sarà bisogno di un processo continuo di monitoring e, soprattutto, occorrerà puntare sullo sviluppo di conoscenze e di presa di coscienza, mantenendo continuità di pensiero, un filo conduttore della memoria e della scoperta, comprensione della complessità degli eventi. Significa fare del territorio (quello micro come quello macro) il soggetto e l’oggetto della comunicazione, in modo da diffondere condivisione e senso di appartenenza ad un comune destino. Ecco allora che il compito, cui non può sottrarsi la comunicazione ambientale, è quello di arrivare ad essere cittadini del pianeta. Significa passare dall’essere merce e consumatori ad essere cittadini sostenibili, includendo certamente compiti di salvaguardia ambientale ma con l’intento di approdare ad una dimensione più vasta che punta ad un rinnovato modello di sviluppo e ad una diversa idea di cultura. La sfida del futuro, ha detto il relatore, può essere vinta solo nella misura in cui la viralità della conoscenza riuscirà a sopraffare il mare dell’ignoranza e delle false convinzioni.
Numerosi e puntuali gli interventi dei partecipanti, in massima parte docenti, studenti e corsisti dello IUSVE, che hanno permesso ai relatori di entrare in rapporto con gli interrogativi posti e hanno arricchito la discussione. In particolare Nicola Giacopini, vicepreside dell’Istituto e direttore del Dipartimento di Psicologia, ha rilevato come anche la scelta etica sia una condizione trasversale a tutti i settori disciplinari, superando la separazione tra Soft Sciences e Hard Sciences, in quanto ogni settore della ricerca e della conoscenza ha come fine di esprimere e di potenziare l’umanità presente in ciascuno di noi.


La seconda parte del convegno ha visto la costituzione di workshop che, come si evince dalla lettura di questo numero della rivista, testimonia la pertinenza, l’articolazione e la vivacità delle tematiche dibattute, permettendo così ai partecipanti, coordinati da un docente IUSVE, di avanzare osservazioni, critiche, progetti, proposte in modo più circoscritto e più aperto. Tale modalità ha permesso di redigere un report sufficientemente dettagliato che è stato compilato da un verbalizzatore presente in ogni workshop. I lavori dei tredici gruppi di sono svolti focalizzandosi sulle seguenti tematiche: ‘Sviluppo sostenibile, ecomafie e reati ambientali’, ‘Creatività per la vita quotidiana in un mondo complesso’, ‘Il fattore X nella società ipermoderna’, ‘Sostenibilità, agricoltura sociale ed effetti educativi’, ‘Le dimensioni della sostenibilità nella gestione delle risorse collettive’, ‘Quando il conflitto diventa risorsa. L’esperienza della cooperativa Servire’, ‘Perché c’è bisogno di cambiare stili di vita’, ‘Un nuovo umanesimo urbano’, ‘Identità dinamiche: il brand del futuro’, ‘L’alleanza tra reti digitali e comunità per un’ economia dell’uomo, ‘I linguaggi comunicativi dei mercati internazionali: l’altro geografico’, ‘L’ecosostenibilità come vantaggio competitivo di marketing’ e ‘Alimentazione, scienza sussidiaria’.

Un panorama che ha visto in reciproca interrelazione motivi propri del versante economico, urgenze sociali contemporanee, intenti e processualità educative, compiti di comunicazione, prospettive futurologiche e tensioni di equità e giustizia in un orizzonte mondialistico. Insomma un ottimo materiale per la rivista IUSVEducation, che ricerca una sua impostazione scientifica interdisciplinare, sorretta da motivazioni etiche e umane condivise.