Numero 13 - Luglio 2019

Anche questo numero di IUSVEducation si presenta con la sua usuale sfaccettatura.

Due contributi provengono da collaborazioni interpersonali ed accademiche dell’Istituto Salesiano (Mario Oscar Llanos e Federico Tonioni); sono relazioni chiave di incontri scientifici promossi dall’Istituto durante l’Anno Accademico 2017/2018. Il contributo di Sabino De Juan è il risultato di una ricerca condotta dai colleghi spagnoli. Altri due contributi sono il frutto della riflessione di docenti dello IUSVE (Mariano Diotto e Mario Bolzan). Un articolo è il lavoro di un dottore in Psicologia Clinica (già studente IUSVE) tratto dalla sua tesi magistrale: Enrico Orsenigo dimostra così la sua propensione alla ricerca e all’argomentazione e a partire da questo numero fa parte del comitato di redazione della rivista.

Il profondo contributo di Mario Oscar Llanos (Università Pontificia Salesiana di Roma) focalizza una tematica importante ed attuale per la comunità salesiana, per i centri ecclesiali e per tutti coloro che vi si impegnano e si ispirano ad essa (Docenti e centri universitari per i giovani studenti degli istituti pontifici): partendo dalla Veritatis Gaudium, nuovo documento di riferimento per l’azione educativa ed ecclesiale, il relatore traccia una panoramica sulla condizione giovanile emergente e, a partire dal Sinodo dei Giovani, indica i punti di riferimento per educatori e docenti inseriti nelle antinomie oggi vissute dai giovani. Un compito impegnativo ma ricco di sorprese, come si evince dal finale del contributo. Se questo cammino viene intrapreso si potrà giungere, per gli adulti, ad una revisione della propria vocazione personale, educativa e comunitaria (sempre dinamica) e pervenire ad una elaborazione di un laboratorio culturale di ricerca condivisa, per tutti.

Un argomento analogo, ma diverso nell’impostazione e nelle premesse, viene affrontato da Federico Tonioni (Policlinico Gemelli di Roma): Alterni destini di rabbia ed aggressività nei nuovi adolescenti. Nel contesto di un laboratorio e di un insegnamento proposto da due docenti dello IUSVE, lo spaccato di analisi offerto dal relatore pone l’accento sull’importante diffusione della tecnologia che, sembra, abbia semplificato molte operazioni e che ha portato all’abbattimento delle barriere geografiche. Tale processo offre però anche la possibilità di un luogo che si configura sempre più come meta del ritiro sociale; si parla infatti di ritiro sociale web-mediato. In questo spazio gli adolescenti si rifugiano ed incanalano la loro rabbia che altrimenti non sarebbero in grado di esternare e di gestire. Ciò può portare ad un incrementarsi dell’individualismo nonché della de-responsabilizzazione sociale, se questo status non viene controbilanciato da relazioni interpersonali positive, prime fra tutte quelle dei genitori (come sottolineato dal contributo di Bolzan in questa rassegna) e da quelle di figure non parentali di riferimento. Si sa ormai che gli individui chusi e autoreferenti nel loro io individuale e privato saranno più facilmente suscettibili ad essere manipolati, e quindi restii a forme di partecipazione e di autogoverno sui problemi reali della convivenza civille e delle relazioni interpersonali autentiche (è l’ipotesi dell’economista Jeremy Rifkin e del filosofo Charles Taylor). 


Di contro, Sabino de Juan (CES Don Bosco, Madrid), analizza il ruolo che la fiducia assume nella promozione e nella strutturazione di una cittadinanza attiva e democratica (Hacia una ciudadanía activa a través de la confianza). L’articolo attraversa con attenzione e sistematicità ‘luoghi’ e questioni emergenti, caratterizzate dalla complessità, sottolineando i diversi significati e sfumature della cittadinanza e della fiducia, sempre in costante relazione con un profilo di cittadino che fonda il suo essere nella dimensione di una umanità condivisa. Dice l’autore: in nessun senso la confidenza è data all’essere umano, se non l’impegno a costruirla, e questo è compito proprio degli educatori, a testimoniarla.

Mariano Diotto, introduce il lettore ad una recente interpretazione della relazione e dei contesti comunicativi. All'interno del neuromarketing l'autore esplora i significati e le funzioni del neurobranding, processo che induce decisioni di acquisto attraverso modalità legate alle neuroscienze, al marketing, all’advertising e alla semiotica. Rifacendosi ai lavori di António Rosa Damásio sulle basi neurali della cognizione e del comportamento (si cita: L'errore di Cartesio e Il sé viene alla mente) e gli studi sugli archetipi (Jung, Neumann e Hillman), Diotto riflette sulla morfologia del neurobranding. Quest'ultima sarebbe una disciplina che, facendo leva sulla chimica cerebrale e le radici psichiche arcaiche, si propone di traghettare dall'esterno le scelte dell'uomo. Continua a rimanere centrale, per chi scrive, anche un quesito legato all'antropologia del consumo: il neurobranding ha margine di funzionamento solo laddove gli umani hanno contribuito a crearlo?

Mario Bolzan e i suoi collaboratori (Università di Padova, IUSVE e Università di Pescara) presentano una ricerca (Genitori domani: Nuove prospettive e qualche provocazione) che evidenzia come l’impegno richiesto distintamente al padre ed alla madre, come ad  entrambi i genitori, sarà sempre più decisivo nel prossimo futuro. Gli esperti coinvolti nella ricerca confermano, ancora una volta, come affermato a suo tempo da parte di autorevoli psicologi e pedagogisti, che le problematiche connesse alle relazioni padre/figli, madre/figli, genitori/figli sono destinate ad assumere una maggior importanza e visibilità di quanto finora percepito. D’altra parte tale peculiarità è una componente ormai imprescindibile della società postmoderna: l’importanza della relazione può essere sviluppata sia in senso positivo, come rafforzamento della propria identità, sia in senso negativo, come manipolazione delle coscienze (con le derive di cui si è visto a proposito del contributo di Tonioni), in un contesto in cui l’approccio relazionale è sempre più finalizzato a scopi pubblicitari e a condizionare scelte e consumi.

Nell’articolo proposto vi sono interessanti riflessioni e considerazioni basate su quanto è emerso dalla ricerca (attraverso indagini campionarie nazionali ed internazionali): da questo punto di vista l’approccio Delphi, a detta dei ricercatori, è stato utile e congruente.

In effetti la problematica non è nuova. La valenza di questo studio sta nel suo processo di indagine e nel suo rigore metodologico, lasciando pertanto spazio ad una rinnovata configurazione dell’essere genitori e figli e quindi ad una maggiore saldezza nella propria coscientizzazione critica e nei propri legami affettivi. Non esiste infatti, per chi scrive, una autonomia assoluta: si potrebbe dire che la vera autonomia è il frutto della gestione sostenibile delle proprie dipendenze, intellettive ed emozionali.

Enrico Orsenigo (Scenari dell’Altro: posizione, funzione, traiettoria) svolge il suo cammino di impronta storica, epistemologica e psicologica intorno a questa vexata (ed attuale) quaestio attraverso una rigorosa disamina dei suoi significati ed implicazioni per arrivare ad un excursus finale ricco di intuizioni di ricerca: l’essere umano si presenta, ed è, come un essere misterioso e perturbante; questo non esime Hard and Soft Sciences dal tentare di spiegarlo, ma resta comunque una certa «resistenza del punto interrogativo» che induce l’uomo non a pensare di avere la verità ma di strenuamente cercarla.

Alcune recensioni (scritte da studenti magistrali e da neolaureati dell’Istituto) chiudono il volume: fra esse c’è da segnalare l’intervento di Cristian Vecchiet, docente del Dipartimento di Pedagogia, che illustra con acume e competenza l’uscita di una interessante pubblicazione a firma di Monsignor Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana, sul futuro della nostra democrazia.

Un’ultima osservazione: alcuni contributi presenti in questo numero presentano i riferimenti bibliografici secondo la procedura anglosassone e non con le note a pié pagina, come d’uso in questa rivista. Come Comitato di Redazione si è ritenuto di lasciare inalterate le versioni ricevute, rispettando le modalità di organizzazione e di esposizione dei singoli autori, anche rispetto alle particolari aree di ricerca e alle discipline di provenienza.
Infine, ringrazio tutti i collaboratori della rivista (in primo luogo il preside, prof. Salatin e don Nicola Giacopini) perché dopo sei anni di pubblicazione siamo riusciti a rispettare le scadenze semestrali di uscita.

Buona lettura.