Numero 12 - Dicembre 2018

Questo numero di IUSVEducation si presenta diviso in due parti: la prima contiene gli Atti del convegno annuale tenuto presso lo Iusve nell’aprile del 2018, dal titolo: Giovani, nuova economia e lavoro mentre la seconda sezione riporta alcuni contributi in miscellanea.

Centrale, al convegno, è stata la relazione chiave di Klaus Zumwinkel, dal titolo A good disruption: the circular economy. Inserite in un contesto assai problematico, le osservazioni del relatore hanno riguardato la critica al modello di crescita attuale che ha avuto i suoi prodromi al sorgere della Modernità. Il paradossale titolo si riferisce a quello che il relatore individua come una ‘distruzione preannunciata’ che non è solamente negativa ma che può essere foriera a nuovi approcci economici di sviluppo, sottesi all’ipotesi proposta di una economia circolare. Sono i temi a suo tempo affrontati da questa rivista nel n. 3 di luglio 2014 (Abitare il futuro. Nuove prospettive per uno sviluppo equo e sostenibile). Klaus Zumwinkel ne rinnova il discorso e l’analisi, rivolgendosi alle responsabilità personali e collettive di ciascuno, come se dicesse, riferendosi ad un famoso detto tratto dalla favolistica classica (ripreso anche da Paolo Borsellino) : «Ognuno deve fare la sua parte».

La relazione di Davide Girardi (Giovani e lavoro: un investimento importante) ) ha presentato i risultati di una indagine sugli studenti Iusve in rapporto ai significati associati al lavoro. I risultati sono utili ed interessanti e sottolineano come nei soggetti non ci sia «traccia di un disinvestimento simbolico» rispetto al lavoro, dimostrando come gli studenti Iusve continuino a pensare in prospettiva in termini strategici.

A confronto si pongono le riflessioni di Fabio Poles (Giovani, nuova economia e lavoro) sulle problematicità e le idiosincrasie dell’attuale mercato del lavoro: ambedue i contributi gettano maggior luce su un problema chiave della società italiana.

Gli interventi di Anna Pileri, Giovanna Bandiera e Christian Crocetta riportano alcune esperienze e testimonianze di studenti e persone che lavorano in ambiti educativi e comunicativi e seguono alcuni progetti di ricerca dello Iusve.

L’articolo di Lino Rossi (Psicoanalisi/Etnopsicoanalisi. Contributo alla genealogia di un sapere antropologico), a sua volta, focalizza una tematica estremamente interessante, specificata nell’ipotesi di partenza e ben argomentata nel denso e strutturato articolo. Dice l’autore: «[…] non esiste una psicoanalisi se non come etnopsicoanalisi; un sapere unitario quando è rivolto al soggetto, all’essere umano, ma plurale, nel suo cogliere l’espressione fenomenologica dei costrutti umani, all’interno di ogni datità culturale. Una datità che si pone in netta contrapposizione con un Reale Unico, si potrebbe dire legato a culture precostituite, ma orientato a cogliere la fenomenologia culturale come pluralità cangiante, meta-identitaria e postmoderna. In ogni caso il Reale è pluriverso, ma non per questo l’uomo si contrappone ad esso con strumenti di apertura universali e comuni».

Arduino Salatin (La ‘voce’ dei giovani e le nuove politiche sociali: sfide e prospettive) riprende un concetto/dimensione già avanzata in altri appuntamenti scientifici e che si presenta di estrema attualità: «dare voce ai giovani». Il termine voice viene esplorato in alcune sue importanti implicazioni investendo altresì le politiche sociali e i servizi di Welfare (processi dall’alto) insieme ai contesti educativi e alle richieste emergenti dal basso, ad essi più o meno correlate.

Il contributo di Roberto Albarea (La fiducia nella relazione educativa) si propone di mostrare come un ambiente di fiducia caratterizzato da numerosi tratti, sia la condizione per ‘fare comunità’ e condivisione nel processo di formazione dell’identità, soffermandosi in particolare sulla dimensione dell’ascolto, della narrazione, del «mettersi alla prova», oltre che su alcuni criteri di autoformazione guidata (Bertrand Schwartz).

Come tradizione ormai assodata della rivista, il numero termina con l’articolo di Enrico Scalabrin dal titolo: HR4. L’era digitale e la gestione delle Risorse Umane, il quale sottolinea la forza dirompente del digitale (si preferisce usare qui la lingua italiana, escludendo i ricorsi agli anglicismi), la quale mette in discussione i vecchi sistemi di organizzazione e gestione del lavoro. I nuovi potenti mezzi, si evince dall’articolo, presentano molti vantaggi ma indubbiamente essi si accompagnano a problemi di rilevanza non solo aziendale ma anche sociale, su cui occorre riflettere per conservare un certo atteggiamento critico e una posizione etica, tipica delle istituzioni salesiane.

Giuseppe O. Longo, teorico dell’informazione, epistemologo, cibernetico e docente all’Università di Trieste, nonché scrittore (che il sottoscritto ha avuto l’onore di conoscere ad un convegno internazionale) dice che la tecnologia non ha fretta, è ansiosa di correre ed avanzare, chiede sempre più incessantemente alla scienza risposte da utilizzare immediatamente per i propri scopi; mentre il pensiero scientifico per sua natura è cauto, riflessivo, indagatore, ha bisogno di tempi per esplorare, validare o confermare una qualche linea di ricerca. Ecco: dovremmo essere un po’ meno ‘tecnologici’ e un po’ più ‘scientifici’.

Alcune recensioni chiudono il volume.

L’educazione, come si sa, è un evento sociale e inter-intra-personale complesso, polimorfo e pluri-prospettico: questo numero ne dà testimonianza partendo dal fil rouge della visione del futuro per giungere a tematiche più circoscritte, ma sempre percorse dal medesimo afflato valoriale e pedagogico.